Innumerevoli volte sentiamo dire che le “condivisioni sociali” aumentano le vendite. Ma di quanto?
AddShopper (piattaforma di social commerce) tenta una risposta dopo aver analizzato transazioni per un valore di 5.000.000 $.
Alcune cose sono molto interessanti:
Le condivisioni di prodotto via email sono quelle a più alto valore medio
Facebook veicola più acquisti degli altri social
L’ordine medio influenzato da Tumblr è il più alto di qualsiasi altro sito di social network
Si condividono prodotti di abbigliamento più di qualsiasi altra categoria di prodotto
Palla al centro e si ricomincia, la verità è che tutti questi dati e queste ricerche sono assolutamente inconfrontabili e da prendere con le dovute cautele.
Che Google+ sia qua per restare sembra ormai sicuro.
Altri grandi progetti “made in Google” hanno avuto meno fortuna, ma stavolta sembra che si sia trovata la giusta alchimia come dimostrano questi dati.
Google+ è diventato un tassello importante per la SEO, per le Digital PR e per il successo complessivo della strategiaweb.
Una campagna SEO di successo sfrutta Google+ per i benefici che può dare in termini di posizionamento: se qualcuno connesso con noi su Google+, scrive un articolo o fa anche solo un “+1″ (come il “like” su Facebook) su un dato articolo, la probabilità che quell’articolo ha di presentarsi in una nostra ricerca è più alta.
Perché? Perché una persona di fiducia ha scritto l’articolo o lo ha trovato utile.
Se sei un azienda allora banalmente devi scrivere questo articolo e promuoverlo alle tue “cerchie di amici”. Che devono essere curate ed estese al massimo.
Il meccanismo cardine dell’alchimia cui accennavo è l’authorship, ovvero la possibilità di attribuire l’autore ad un dato contenuto (ecco una breve guida su come usare la Google Autorship).
Siamo così tornati ad un argomento che ritengo molto importante: produrre contenuti di valore.
La funzione Google Authorship contribuisce chiaramente alla “personal branding” dell’autore, ma ottiene il suo effetto SEO valorizzando un contenuto. Ancora.
Per questo vale la pena sottolineare la necessità per le aziende di pensare ad un “approccio editoriale” che prevede la produzione e distribuzione di contenuti di valore.
Sono passati pochi giorni dal BrainPirlo “(N)UI for real” tenuto in Talent Garden dal nostro Alessandro Colla e organizzato dagli instancabili WebdeBS, durante il quale abbiamo presentato un nostro caso di studio sull’uso della realtà aumentata e delle gesture via Kinect.
Visto che è ancora fresco il ricordo ecco un’interessante raccolta, realizzata da Caspari Markus, degli attori (a livello globale) attivi nell’industria della realtà aumentata aggiornati al 2013:
A proposito di meriti.
Per chi non avesse avuto modo di apprezzare l’ottimo intervento di Alessandro, ecco almeno le slide:
Vuoi perché sono un prodotto estremamente cool, vuoi perché effettivamente aprono scenari talmente ampi e dirompenti che risulta impossibile non cominciare a prenderli in considerazione.
Applicazioni come ad esempio quelle mostrate in questo video concept dell’agenzia Playground:
In breve i dettagli tecnici dei Google Glass sono:
un micro display che ha una resa simile ad uno schermo 25 pollici a circa 2 metri di distanza
6 megapixel per le foto, 720 pixel per i video
12 GB di memoria utilizzabile (sincronizzabili con Google Cloud Storage, ora portati a 15 GB)
audio a “conduzione ossea”
WiFi e Bluetooth
batteria con autonomia di una giornata (uso tipico) e ricarica tramite Micro USB
app MyGlass (serve Android 4.0.3 o superiore) per abilitare altre funzionalità come GPS e invio SMS
Qui un semplice video introduttivo all’uso dei Google Glass:
Già alla presentazione di Google Glass agli sviluppatori, durante la conferenza SXSW, Timothy Jordan aveva cominciato a dare delle prime indicazioni circa le possibili applicazioni:
Sempre per gli sviluppatori ecco dove potete trovare le informazioni dettagliate sulle API Google Mirror.
Sono abbastanza scettico sulla reale efficacia di Pinterest quale ulteriore strumento di ingaggio da parte delle aziende e aspettavo di vedere un vero caso di successo.
Il caso si è presentato con “A Perfect güd Morning” di Güd, una marca di detergenti per capelli e prodotti per il corpo.
Hanno trovato (cercato) su Pinterest la board di una ragazza che illustra quale sarebbe stata la sua mattinata perfetta. E poi hanno deciso di regalargliela!
Sì, con tutti i dettagli (prodotti Güd compresi) raccontati con quelle immagini in Pinterest.
Hanno anche creato un concorso per permettere a tutte di rivivere l’esperienza.
Trovo molto interessante questo caso perché non si tratta del classico approccio passivo di aprire un profilo Pinterest, aggiungere un pò di pin mirati e mendicare repin. Qui l’azienda usa veramente il social-coso: osserva, cerca un’idea e con una sana dose di coraggio fa la mossa: trasforma un sogno in realtà.