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novembre 9th, 2011 - Postato da Sergio

Studio IBM: 4 sfide per i CMO nell’era digitale

Un nuovo studio IBM condotto su 1700 Chief Marketing Officer di 64 paesi appartenenti a 19 settori d’industria rivela che la maggior parte dei più importanti direttori marketing del mondo riconosce che da tempo è in atto un cambiamento significativo e durevole delle modalità di coinvolgimento dei clienti, ma si interroga sulla preparazione delle proprie organizzazioni a gestire tale cambiamento.

La ricerca mostra nel contempo che le misure adottate per valutare il marketing stanno cambiando:

  • due terzi dei CMO ritiene che, entro il 2015, il rendimento sull’investimento delle attività di marketing sarà la misura principale dell’efficacia della funzione marketing;
  • il 50% dei CMO non si sente sufficientemente preparato a fornire cifre concrete e afferma di non avere un’influenza significativa in aree critiche quali lo sviluppo dei prodotti, la determinazione dei prezzi e la selezione dei canali di vendita;
  • mentre l’82% dei CMO afferma di pianificare l’aumento dell’uso dei social media nei prossimi tre-cinque anni, solo il 26% segue l’andamento dei blog, il 42% le recensioni di terzi e il 48% quelle dei consumatori per creare le proprie strategie di marketing.

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“Il punto di inflessione creato dai social media rappresenta un cambiamento permanente nella natura delle relazioni con i clienti”, ha affermato Carolyn Heller Baird, capo ricerca CRM per IBM Institute for Business Value e direttore globale dello studio. “Circa il 90% di tutte le informazioni create oggi in tempo reale è costituito da dati non strutturati. I CMO che utilizzano con esito positivo questa nuova fonte di informazioni si troveranno in una posizione forte per aumentare i ricavi, reinventare le loro relazioni con i clienti e creare un nuovo valore del brand”.

I consumatori condividono sempre più ampiamente le esperienze on-line. Questo attribuisce loro un maggiore controllo e influenza sui brand. Questo cambiamento nell’equilibrio di potere tra le organizzazioni e i loro clienti richiede al marketing nuovi approcci, strumenti e competenze per rimanere competitivi. I CMO sono consapevoli di questo scenario in evoluzione, ma hanno difficoltà a dare una risposta. Più del 50% dei CMO ritiene di non essere sufficientemente preparato a gestire cambiamenti importanti – dai social media a una maggiore collaborazione e influenza con i clienti – indicando che dovranno rivedere in modo significativo le proprie strategie marketing indirizzate al brand e quelle di prodotto.

Carolyn Heller Baird ha paragonato i direttori marketing che sottovalutano l’impatto dei social media a coloro che avevano mostrato lentezza a considerare Internet come una nuova e potente piattaforma per il commercio. Come l’ascesa del commercio elettronico una decina di anni fa, l’accettazione radicale dei social media da parte di tutte le categorie demografiche di consumatori rappresenta un’opportunità per i professionisti del marketing di generare maggiori ricavi, conferire valore al brand e reinventare la natura delle relazioni tra imprese e acquirenti. I direttori marketing che sono ricettivi rispetto alle informazioni derivanti dai social media saranno più preparati ad anticipare i cambiamenti futuri dei mercati e della tecnologia.

Anche se identifica la familiarità del cliente come massima priorità e riconosce l’impatto dei dati ottenuti in tempo reale come integrazione dei metodi tradizionali del channel marketing e raccoglie feedback di mercato, la maggior parte dei CMO afferma di rimanere ancorata ai metodi del 20° secolo. L’80% e oltre dei CMO intervistati si concentra ancora sulle fonti tradizionali di informazione come le ricerche di mercato e il benchmarking competitivo e il 68% fa affidamento sulle analisi delle campagne di vendita per prendere decisioni strategiche.

Gestire le quattro sfide

A livello collettivo, lo studio delinea quattro sfide principali con le quali i CMO si devono confrontare: l’esplosione dei dati, i social media, la scelta dei canali e dei dispositivi di interazione e lo spostamento demografico saranno infatti pervasivi, cambiando i giochi a livello universale per le organizzazioni di marketing nei prossimi tre-cinque anni.
Ma gran parte dei CMO si sente impreparata a gestire l’impatto.

Esplosione di dati: ogni giorno creiamo 2,5 quintilioni di byte di dati – così tanti che il 90% dei dati mondiali attuali è stato creato solo negli ultimi due anni. Il volume in aumento, la varietà e la velocità dei dati messi a disposizione dalle nuove fonti digitali come i social network oltre a fonti tradizionali come i dati sulle vendite e le ricerche di mercato, sono ai primi posti tra le sfide dei CMO. La difficoltà consiste nel modo in cui analizzare queste grandi quantità di dati per estrarre informazioni significative e come utilizzarle in modo efficace per migliorare i prodotti, i servizi e l’esperienza del cliente.

Piattaforme sociali: i social media consentono a ciascuno di noi di pubblicare, trasmettere e commentare. Facebook vanta più di 750 milioni di utenti attivi, con una media di 90 pubblicazioni di contenuti per utente al mese. Gli utenti di Twitter inviano circa 140 milioni di tweet al giorno. E i 490 milioni di utenti di YouTube in 60 giorni caricano un numero di contenuti video tre volte superiore a quello creato dalle principali reti televisive statunitensi nell’arco di 60 anni. I direttori marketing utilizzano le piattaforme sociali per comunicare, il 56% dei CMO considera i social media come uno dei canali principali di coinvolgimento, ma incontrano molte difficoltà nel ricavare informazioni preziose sui clienti dai dati non strutturati prodotti dai clienti stessi e da quelli potenziali.

Scelte del canale e dei dispositivi: il crescente numero di nuovi canali di marketing e dispositivi, dagli smart phone ai tablet, sta diventando rapidamente una priorità per i CMO. Si prevede che il commercio mobile raggiungerà i 31 miliardi di dollari entro il 2016 e che rappresenterà un tasso annuo di crescita composto (CAGR) del 39% dal 2011 al 2016. Nel frattempo si prevede che il mercato dei tablet raggiungerà circa 70 milioni di unità in tutto il mondo entro la fine di quest’anno, con una crescita pari a 294 milioni di unità entro il 2015.

Cambiamento demografico: i nuovi mercati globali e l’afflusso di generazioni più giovani con modelli di accesso alle informazioni e di consumo differenti stanno cambiando il volto del mercato. In India, ad esempio, si prevede che nei prossimi vent’anni la classe media passi dal 5% a circa il 40%. I CMO che si sono storicamente concentrati sui consumatori benestanti devono adattare le loro strategie per vendere a questa nuova classe media emergente. Negli Stati Uniti, i direttori marketing devono mostrarsi sensibili alla generazione del baby boom che sta invecchiando e all’aumento della popolazione ispanica.

Mancanza di influenza

I CMO di oggi devono affrontare molti più argomenti rispetto al passato. Devono gestire una maggior mole di dati provenienti da fonti diverse, interagire con clienti più preparati, adottare strumenti e tecnologie più sofisticate, acquisire maggior dimestichezza nell’utilizzo degli stessi ed essere nel contempo maggiormente responsabili dal punto di vista finanziario nei confronti delle proprie organizzazioni.

Il 63% dei CMO crede infatti che il rendimento degli investimenti (ROI) sulle spese di marketing diventerà entro il 2015 il fattore più importante per misurare il loro successo. Tuttavia, solo il 44% si sente del tutto preparato a essere ritenuto responsabile del ROI relativo al marketing.

Alla maggior parte dei CMO, tradizionalmente, non era richiesto di fornire prove economiche concrete relativamente al ROI. Ma, data l’attuale volatilità economica e la pressione, per essere redditizie le organizzazioni non possono più permettersi di emettere un “assegno in bianco” per le loro iniziative di marketing. I CMO riconoscono che ora dovranno quantificare il valore che portano all’azienda, che derivi da un investimento pubblicitario, da nuove tecnologie o da qualsiasi altra attività.

Questa crescente enfasi sul ROI riflette anche la centralità della funzione marketing oggi, di per sé un riflesso della crescente importanza di tale ruolo all’interno delle organizzazioni. I CMO di oggi si trovano in una posizione analoga a quella in cui si trovavano i chief financial officer (CFO) una decina di anni fa, quando il loro ruolo si è evoluto da “custodi dei cordoni della borsa” a consulenti strategici per l’azienda.

Se i CMO devono essere ritenuti responsabili dei ricavi del marketing che erogano, devono anche essere in grado di esercitare una forte influenza sulle “Quattro P”: promotion, products, place and price (promozione, prodotti, luogo e prezzo). Dallo studio si evince che, spesso, non è così.

I CMO affermano di esercitare una forte influenza sulle attività promozionali quali la pubblicità, la comunicazione esterna e le iniziative sui social media. Ma, in generale, hanno un ruolo più limitato nella formazione delle altre tre P. Meno del 50% dei CMO intervistati ha un forte controllo sulle parti principali del processo di determinazione dei prezzi e meno del 50% ha un impatto maggiore sullo sviluppo di nuovi prodotti o sulla selezione del canale.

Per affrontare queste nuove difficoltà i CMO devono aumentare la loro competenza digitale, tecnologica e finanziaria, ma molti sembrano reticenti al riguardo. Quando è stato loro chiesto quali saranno gli attributi necessari per avere un successo personale nel corso dei prossimi tre-cinque anni, solo il 28% ha risposto la competenza tecnologica, il 25% la competenza nei social media e il 16% la competenza a livello finanziario.

Lo Studio Globale sui CMO
L’IBM Global Chief Marketing Officer Study 2011 è il primo studio di IBM sui CMO e il quindicesimo della serie in corso degli studi C-suite sviluppati dall’IBM Institute for Business Value. Tra febbraio e giugno 2011, IBM ha incontrato 1734 CMO di 19 settori d’industria in 64 Paesi per capire meglio gli obiettivi e le difficoltà che devono affrontare. I partecipanti provengono da organizzazioni diverse che vanno dalle 48 delle 100 principali marche riportate nella classifica di Interbrand del 2010 alle aziende con un profilo soprattutto locale.
Per accedere all’IBM Global CMO Study 2011 completo, visitare il sito ibm.com/cmostudy.

Fonte | Mediakey

 

settembre 22nd, 2011 - Postato da Micol

Subscribers di Facebook: come funzionano i nuovi aggiornamenti pubblici

Avrete notato che da qualche giorno, il box in cui di solito scrivete il vostro aggiornamento di stato su Facebook presenta qualche funzionalità in più? Come la possibilità rapida di taggare le persone che sono insieme a  noi in quel momento e di segnalare il luogo in cui ci si trova, unita alla possibilità di limitare la visibilità del proprio aggiornamento agli amici, oppure se rendere l’aggiornamento pubblico.

Ogni profilo personale ora ha la possibilità di essere “seguito” anche da persone estranee, quindi senza l’obbligo di richiedere e stringere amicizia con loro. Questa novità diventa significativa soprattutto per i personaggi pubblici, spesso in difficoltà nella gestione simultanea di un profilo privato e di una pagina pubblica.

Mark Zuckerberg, annoverabile tra i personaggi pubblici, è stato il primo ad usufruire di questa sorprendente funzionalità: la possibilità di unificare un profilo personale con una Pagina esistente, rendendo automaticamente tutti i fan della Pagina i nuovi “subscribers” del profilo personale di quella stessa persona. Ovviamente per farlo esisteranno determinati vincoli, come per esempio la corrispondenza tra i nomi e l’autenticità della pagina.

Davvero questa novità migliorerà la nostra esperienza nell’utilizzo di Facebook? Difficile da dire, anche perché per ora, coloro che sembrano trarne maggiore vantaggio sembrano essere solo i personaggi pubblici.

Resta aperto un interrogativo: come si ridisegna il rapporto tra Pagine e profili con l’introduzione dei “subscribers”?

Facebook fa sapere che aziende e organizzazioni possono utilizzare solo le Pagine. Personaggi pubblici che desiderano un audience più esteso e raggiungibile con facilità potrebbero optare per un profilo con “subscribers” o ancora per una Pagina, o per entrambe le soluzioni se lo desiderano.

Il vantaggio delle Pagine rimane quello di avere funzioni avanzate di marketing per la gestione dei brand o dei business su Facebook.

Le Pagine Facebook possono:

  • essere gestite da più persone
  • offrire dati anagrafici e statistici per analizzare chi sono i propri fans (insights)
  • targettizzare il messaggio per lingua e località (ad es: Dillo solo ai fan di New York ).
  • promuoversi tramite Facebook Ads e Sponsored Stories, con ottimi risultati di visibilità.

Per approfondire:

www.facebook.com/about/subscribe
www.facebook.com/about/sharing
www.facebook.com/publicfigures

 

maggio 9th, 2011 - Postato da Micol

I 5 errori di marketing più grandi commessi dalle piccole imprese su YouTube

Questo post è apparso originariamente su American Express Open Forum, dove Mashable contribuisce regolarmente con articoli su come sfruttare i Social Media e la tecnologia nelle piccole imprese.

Il percorso verso il successo del marketing su YouTube può essere pieno di perdite di denaro (e di tempo) che le piccole imprese non possono assolutamente permettersi. Abbiamo parlato con tre esperti di massimo livello nel settore del video marketing per ottenere una consulenza professionale circa gli errori più comuni che le piccole imprese commettono su questa piattaforma di video-sharing, per cercare di evitare ad altre di commettere gli stessi errori.

Sperando che siano di vostrogo gradimento, abbiamo aggiunto anche un paio di video di YouTube di successo, creati proprio da piccole imprese.

1. Coltivare aspettative non realistiche

Alcune aziende credono erroneamente che sia sufficiente caricare un video su YouTube e aspettare che le visualizzazioni diventino milioni. Secondo Sarah Wood, fondatrice dell’azienda Unruly Media, che si occupa di finanziare e distribuire social video, questo accade raramente.

“Sì, c’è un enorme interesse per i contenuti video online, ma ci sono 35 ore di contenuti video che vengono caricati su YouTube ogni minuto, quindi la concorrenza per gli occhi è intensa” spiega Sarah Wood. È necessario imparare a gestire le aspettative quando si tratta del successo dei tuoi contenuti su YouTube. Ci sono un sacco di video di alta qualità su YouTube pubblicati da aziende importanti e che non superano le duemila visualizzazioni.

“Ricordatevi che pubblicare un video virale è un successo notevole, non è la regola”, sottolinea Matt Smith, direttore dell’agenzia di strategia digitale The Viral Factory. Smith considera  come un esempio di successo la serie “Will It Blend?” di Blendtec. ”Blendtec sembra essere una delle campagne più brillanti di marketing virale mai realizzate ma rappresenta l’eccezione piuttosto che la regola” aggiunge.

Non importa quanto sia buono il contenuto, non si può solo caricare una clip, sedersi e aspettare che la gente venga a vederla: è necessario avere un piano promozionale e di distribuzione. ”Dovete ragionare sul perché vi trovate in YouTube e su che cosa volete ricavarne, quindi adattare i vostri contenuti e la vostra strategia di distribuzione in modo appropriato,” suggerisce Smith. “Caricare contenuti su YouTube è solo il primo passo, il passo successivo è riuscire a promuoverli”.

Justin Gonzalez, social media strategist  per l’agenzia creativa di video BARS + TONE, concorda sul fatto che i video non diventano virali da soli ma è necessario destinare tempo e risorse per diffonderli adeguatamente. ”Provate ad usare i social network come Facebook e Twitter per avviare la vostra social strategy – poi promuovete i vostri video utilizzando questi veicoli. Per cominciare, gli amici e la famiglia sono un ottimo modo per iniziare a far circolare un video”, aggiunge Gonzalez. “Dopo tutto, si investono dei soldi nella realizzazione di un video, quindi è meglio rendergli giustizia e farlo vedere alle persone giuste.

2. Pensare in piccolo

Anche se le aspettative devono rimanere realistiche, non pensate che il successo virale non sia alla vostra portata solo perché siete un’azienda piccola. “Esistono numerosi piccoli marchi che pensano di dover essere per forza Nike o Adidas per avere successo con i social video” dice Woods. “Questo è assolutamente falso: per ogni marchio, grande o piccolo, è possibile raggiungere il successo con i social video”.

E Woods ha un ottimo esempio da mostrarci di un a piccola azienda che ha realizzato un video di successo: il Flash Mob natalizio organizzato da Alphabet Photography nell’area ristorante di un centro commerciale. La clip è stata una delle sorprese delle vacanze natalizie dello scorso anno, ottenendo oltre 30 milioni di visualizzazioni e quasi 773.000 condivisioni su Facebook, Twitter e la blogosfera, stando alla classifica dei video più virali di Unruly Media.

3. Creare un video virale come se fosse una pubblicità

YouTube è un nuovo media, è sociale e richiede impegno. Non approcciate la piattaforma con una prospettiva vecchia e ristretta. “Quando ti approcci ai video online con la consapevolezza che possono fare di più che vendere un prodotto o servizio,  sei già ad un ottimo punto” spiega Gonzalez. Youtube è un canale sociale dove le persone desiderano consumare e condividere contenuti divertenti e coinvolgenti.

“YouTube richiede tanto impegno quanto qualsiasi altro canale sociale e non bisognerebbe considerarlo come una discarica di video per il marketing” aggiunge Gonzales. “Tutto ciò che pubblicate dovrebbe rappresentare la personalità del vostro brand e suscitare una qualche reazione nei vostri viewers – sia che si tratti di suscitare commenti, risate o far concludere un acquisto.”

4. Concentrare tutte le vostre risorse in YouTube

E’ certamente il più grande, ma non dimenticate che YouTube non è l’unica piattaforma di video online e potrebbe non rappresentare la migliore opportunità per il successo della tua attività. Vimeo, per esempio, potrebbe essere considerato una piattaforma più autorevole per professionisti creativi.

“Le aziende che vogliono sfruttare la forza del passaparola nei social video non devono concentrarsi solo su YouTube ma esplorare il mondo del social video che esiste oltre a YouTube, Twitter e Facebook”, sostiene Wood. Wood cita inoltre il sito di sport estremi Mpora e il sito comico Funny or Die come luoghi ideali per il lancio di video virali efficaci (si spera), perché in grado di divulgare video di alta qualità ad un pubblico demograficamente più mirato e di nicchia ”.

5. Basare il successo solo sul numero di visualizzazioni

Troppo spesso le imprese producono un video e sperano di ottenere 1 milione di visualizzazioni. Nel “social” web di oggi, il successo non è sempre quantificabile con statistiche o misurato in numeri di visualizzazioni – è l’impegno concreto è ciò che conta.

“Unruly ha posto una grande enfasi sul coinvolgimento della marca, così anche noi contiamo il numero di volte che un video è stato condiviso su varie piattaforme social, il tempo di visualizzazione, innalzando le metriche della marca in questione”, dice Wood. Gonzalez pensa che questo sia un punto particolarmente importante per le piccole imprese, che hanno risorse limitate e devono decidere a priori cosa sperano di guadagnare da YouTube.

“A volte gli esperti di marketing si impantanano nell’osservare le metriche e cercando di determinare se il numero di visualizzazioni del video abbia fatto davvero la differenza o se sia stato appena sufficiente per creare un po’ di “buzz” intorno al prodotto o servizio “, dice Gonzalez. “Quando potete definire chiaramente perché sia necessario per la vostra azienda essere su YouTube, siete pronti a passare alle fasi successive.”

Bonus: non sottovalutate il potere dei gatti

E infine, Smith ci lascia il punto più profondo e importante di tutti ,che aiuterà ogni marca presente su YouTube – indipendentemente dalla dimensione o dal settore.

“Non ignorate i gatti. Il mancato inserimento di un gatto simpatico o divertenti nel materiale di marketing di YouTube vi costerà caro in termini di esposizione, credibilità, vendite e reputazione “, ha opinato. “Tutti sapranno che siete un business in via di fallimento e loro odieranno voi e il vostro prodotto.”

Via | Mashable

 

marzo 15th, 2011 - Postato da Micol

Chi scansiona tutti questi QR Codes? [Infografica]

Il fenomeno dei QR Codes (Quick Response Codes) continua a crescere.
Non è più possibile guardare un giornale, un poster o una scatola di cereali senza imbattersi in uno di quei quadrati bianchi e neri scansionabili.

Oggi troviamo i QR Codes nelle mostre d’arte, sulle licenze di costruzione di alcune città, sulla carta da imballaggio e su ogni altro tipo di supporto utilizzabile per una campagna di marketing.

Ma solo perché vediamo un QR Codes, non significa che immediatamente tiriamo fuori il telefono e lo fotografiamo.
Ecco in un’infografica preparata da JumpScan  (un generatore di QR Codes personalizzabili) che mostra chi interagisce maggiormente con i QR Codes.

L’infografica riportata di seguito mostra come chi possiede un iPhone utilizzi i QR Codes con maggior disinvoltura rispetto ai possessori di altri device e alcune marche che da tempo hanno attivato campagne con i QR Codes.

Chiaramente è possibile scansire ogni QR Code contenuto in questa infografica, renendola una delle prime infografiche interattive.

Via | Mashable / Agency Magma

 

febbraio 21st, 2011 - Postato da Micol

Facebook novità business: presto maggiori funzionalità per le pagine aziendali

Facebook ha annunciato delle interessanti novità per le Pagine Aziendali e per i loro amministratori. Le modifiche saranno effettive dal 10 marzo 2011 ma i più attenti si saranno accorti che alcune sono già in vigore, forse in fase sperimentale.

Queste le novità così come sono state annunciate dal Facebook Team:

  • Ricezione di notifiche via email quando i fan interagiscono con la tua Pagina o con i post su di essa [già attiva]
  • Un’area nella parte superiore della pagina in cui inserire delle fotografie in primo piano [una spece di vetrina]
  • Una notizia nella tua Pagina [un'area news]
  • Possibilità di aggiungere altre Pagine ai preferiti
  • Pubblicare post su altre pagine a nome della propria Pagina [prima il commento compariva a nome dell'amministratore o di chi scriveva]
  • Visualizzare un’anteprima della Pagina prima di mettere online l’aggiornamento [per evitare fastidiosi "a capo" inattesi e altre anomalie non visibili fino alla pubblicazione!]

 

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