Sono abbastanza scettico sulla reale efficacia di Pinterest quale ulteriore strumento di ingaggio da parte delle aziende e aspettavo di vedere un vero caso di successo.
Il caso si è presentato con “A Perfect güd Morning” di Güd, una marca di detergenti per capelli e prodotti per il corpo.
Hanno trovato (cercato) su Pinterest la board di una ragazza che illustra quale sarebbe stata la sua mattinata perfetta. E poi hanno deciso di regalargliela!
Sì, con tutti i dettagli (prodotti Güd compresi) raccontati con quelle immagini in Pinterest.
Hanno anche creato un concorso per permettere a tutte di rivivere l’esperienza.
Trovo molto interessante questo caso perché non si tratta del classico approccio passivo di aprire un profilo Pinterest, aggiungere un pò di pin mirati e mendicare repin. Qui l’azienda usa veramente il social-coso: osserva, cerca un’idea e con una sana dose di coraggio fa la mossa: trasforma un sogno in realtà.
L’email marketing ed in particolare le newsletter, sono state, sono e lo saranno ancora per parecchio, uno strumento importante all’interno del marketing mix di un’azienda, soprattutto per quanto riguarda la fidelizzazione dei clienti. Va da sé che un buon design dell’email consente di ottimizzare l’efficacia dello strumento.
Ed ecco la bella infografica Email Newsletter Design Best Practice di Email Monk con le 7 regole da seguire per una buona progettazione delle vostre newsletter:
la riconoscibilità del vostro Brand
la chiarezza dell’intestazione (header)
l’impianto grafico (layout/template)
l’impatto visivo
la qualità dei contenuti
la completezza del piede (footer)
la leggibilità sui dispositivi mobili
Eccola:
A proposito del punto 7.
Oggi la stragrande maggioranza degli utenti controlla quotidianamente le email con il proprio smartphone.
Diventa dunque importante la leggibilità delle newsletter sui dispositivi mobili e dunque la loro corretta progettazione: che sia un layout ad hoc o, ne avevamo già parlato, che sia responsive, quindi adattabile alle diverse risoluzioni.
Per questo ci viene utile la seguente infografica sul design responsive delle newsletter di Galaxy con qualche dato interessante:
Sempre più tool per le newsletter prevedono al loro interno template responsive preimpostati (anche MailChimp, uno dei più famosi).
Ora non resta che provarli.
Per un brand un suo fan di Facebook vale mediamente 174$, circa 133 euro, in crescita del 28% dal 2010.
Il valore varia chiaramente da marca a marca, perché diverso è quanto un consumatore può spendere per Zara o per Coca-Cola, un valore medio di acquisto più elevato rende un fan più prezioso:
Lo studio, commissionato dalla società di social media marketing Syncapse alla società di ricerca Hotspex, si basa su un’indagine sulla base di dati raccolti da più di 2.000 utenti (americani) che tra fine gennaio e inizio febbraio avevano cliccato “mi piace” su pagine di brand presenti su Facebook. Il report completo può essere scaricato da questa pagina.
Lo studio ha confrontato anche i comportamenti di acquisto dei fan di Facebook e non-fan di un brand: la loro spesa, la fedeltà alla marca, la propensione a raccomandare, il valore dei media, il costo di acquisizione e l’affinità col marchio.
Ciò che risulta è che i fan sono molto più attivi nei social media.
Un fan mediamente è fan di 10 brand e spende di più in prodotti riconducibili ai brand a cui hanno dato la propria preferenza:
spendono in media più dei normali clienti e fino a +43% nel indotto,
hanno l’11% di possibilità in più di continuare a comprare i prodotti dell’azienda,
sono il 18% più soddisfatti di quel marchio rispetto a chi non ha messo “mi piace”.
Tre quarti dei fan sono propensi a condividere buone esperienze con il brand e condividono anche le promozioni e gli sconti con i loro amici, mentre se si tratta di una pessima esperienza sono circa due terzi dei fan che la condividono.
Dunque: «un fan non solo tende a essere fedele al brand a cui dà l’amicizia, ma gli dà anche la priorità negli acquisti, è portato a spendere di più rispetto ad altri prodotti e a consigliarlo ad amici e conoscenti».
Non è la prima volta che si cerca di dare un valore ad un fan di Facebook per un brand.
Un’altra agenzia di social media, SocialCode, affermava nel 2011 che un fan di Facebook valeva 10 dollari.
… siamo lontani dai 174 attuali.
Questa infografica di MDG Advertising è dello scorso anno, ma il dilemma è tutt’ora attuale: meglio sviluppare una versione mobile del sito o sviluppare un’app?
Qui intendono una mobile app, perché per certi versi un dilemma simile può sorgere sulla scelta tra lo sviluppo di una mobile app o una web app, ma affronteremo un’altra volta questo sfumato argomento.
Limitandoci per ora al problema tra sito mobile e app mobile, questa bella infografica non ci fornisce una risposta secca al quesito, al suo posto ci vengono mostrati i punti a favore dell’una o dell’altra scelta per arrivare noi ad una risposta:
Dunque.
Un’app mobile è preferibile per:
maggiori performance (in termini di velocità e di sfruttamento della sensoristica che equipaggia gli smartphone)
maggior ingaggio degli utenti
maggior controllo dell’esperienza fornita all’utente
minor necessità di essere connessi (per sfruttarle appieno potrebbe servire)
maggior Brand Awareness
Mentre un sito mobile è preferibile per le seguenti ragioni:
minori tempi di sviluppo
minori costi di sviluppo
non richiede la distribuzione obbligata attraverso uno dei vari Store
non è soggetto alla verifica e approvazione dello Store (potrebbe negare la pubblicazione)
non è soggetto ai costi di commissione (tipicamente il 30%) da parte dello Store per la distribuzione
Interessante l’ultima parte che mostra per quali tipologie di contenuto/scenario d’uso ritengono sia più opportuna la scelta del sito mobile o dell’app.
A voi soppesare pro e contro.
Nuova puntata del romanzo Posta Elettronica Certificata.
L’ultima volta ci eravamo soffermati sulla proroga PEC e ora siamo al pubblico elenco denominato “Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti, per gli amici INI-PEC.
Partorito dal decreto legge 221/2012 e ufficializzato dalla Gazzetta Ufficiale dello scorso 9 aprile l’INI-PEC è realizzato e gestito in modalità completamente informatizzata dal Ministero dello Sviluppo Economico che, mediante InfoCamere ed apposita infrastruttura tecnologica, provvederà a rendere disponibili gli indirizzi PEC di imprese e professionisti.
“Sezione Imprese” sarà la sezione dove rintracciare informazioni specifiche relative all’impresa, quali:
provincia di registrazione, codice fiscale, ragione sociale/denominazione, indirizzo PEC
(dati provenienti dal Registro delle Imprese, di imprese che risultano attive e indirizzo PEC depositato)
“Sezione Professionisti” la sezione dove avere informazione sui professionisti:
provincia di iscrizione, indicazione dell’ordine o collegio professionale, codice fiscale, nominativo, indirizzo PEC
(dati presi dagli Ordini e Collegi professionali).
I dati presenti saranno aggiornati ogni 30 giorni nei primi 6 mesi, poi saranno aggiornati giornalmente.
Chiunque, dall’impresa al semplice cittadino, potrà reperire qualsiasi indirizzo PEC e gli altri dati.
Questo nei limiti della privacy e degli utilizzi consentiti, soprattutto per dati dei professionisti visto che ad oggi la definizione di dato personale si ferma al soggetto persona fisica e non ha niente più a che vedere con la persona giuridica.
Vedremo se la costituzione dell’INI-PEC incoraggierà il ricorso alla PEC. FONTE: Punto Informatico